Belgrado 1936 – vivente

Shaul Ladany nato a Belgrado il 4 aprile 1936, figlio di Dionys Ladany e Sofia Kassovitz, genitori di origine ebrea. La guerra incombe e anche la Jugoslavia subisce l’invasione dei tedeschi. In un’intervista del 27 gennaio 2012 al “The Indipendent”, Shaul Ladany ricorda: “Nell’aprile del 1941 ero nello scantinato della casa a Belgrado, dove stavo nascosto con la mia famiglia, quando l’edificio venne colpito da una bomba tedesca. Molte persone nello scantinato adiacente morirono, ma la mia famiglia si salvò”. Due settimane più tardi il padre che era in servizio attivo nell’esercito iugoslavo raggiunge la famiglia a Belgrado e organizza la fuga in Ungheria. Shaul Ladany viene arrestato con i genitori e le due sorelle a Budapest e successivamente deportato insieme a loro a Bergen-Belsen. Quel terribile periodo è rimasto impresso nella sua memoria: “La brutalità di Bergen-Belsen mi ha lasciato la sensazione costante di fame, mista alla pioggia, il freddo, il filo spinato, gli appelli interminabili, il labbro leporino di un SS che ci grida in continuazione…”. Dopo sei mesi la famiglia Ladany riesce a raggiungere la Svizzera con il “Trasporto Kasztner” (dal nome del dottore ebreo ungherese Rudolf Kasztner che salvò la vita a migliaia di ebrei dell’Europa orientale trattando con i nazisti), i nonni materni invece moriranno nelle camere a gas ad Auschwitz. Nel 1948 i Ladany si stabiliscono in Israele dove Shaul inizia gli studi per laurearsi in ingegneria. Nel 1956 nell’esercito israeliano, con i gradi di capitano d’artiglieria, combatte la guerra contro l’Egitto e quella dei “Sei giorni” nel 1967. Si trasferisce poi negli Stati Uniti dove a New York vive il ’68 da studente della Columbia University (e qui consegue un dottorato); rientra in Israele nel 1973 per schierarsi a fianco della sua nazione nel conflitto dello “Yom Kippur”. Shaul Ladany ha rappresentato Israele anche in campo sportivo, è stato per 28 volte campione nazionale di marcia, ha partecipato alle Olimpiadi del 1968 di Città del Messico (che si erano aperte pochi giorni dopo il massacro da parte dei militari e dei poliziotti degli studenti che manifestavano in piazza). Il 16 aprile 1972 realizza la miglior prestazione mondiale sulle 50 miglia. Nello stesso anno, cinque mesi più tardi, alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, Shaul Ladany è l’unico componente della squadra israeliana sopravvissuto ai campi di concentramento; sono passati solo 27 anni dalla Shoah, il trentaseienne marciatore conclude la sua gara al diciannovesimo posto in 4 ore e 24 minuti. Il destino mette ancora alla prova Shaul Ladany: la mattina del 5 settembre 1972 riesce a scampare al commando di terroristi palestinesi appartenenti a “Settembre Nero” che fanno irruzione negli alloggi della squadra israeliana sequestrandone gli atleti. I terroristi per poter fuggire pretendono che sia predisposto un aereo sulla pista dell’aeroporto. Qui la polizia tedesca tenta un blitz che si concluderà con la morte di 17 persone, tra cui 11 atleti israeliani, 5 terroristi e un poliziotto tedesco. Due mesi dopo Monaco, Ladany vince il titolo mondiale di marcia nella 100 Km., con il tempo di 19 ore e 38 minuti. Marciare per lui è un esercizio di memoria e rappresenta la scelta di non rinunciare ad andare avanti; marciando esprime la sua forza di volontà. Tutt’oggi Shaul Ladany vive felicemente a Be’er Sheba con la moglie, la figlia e tre nipoti, è professore emerito alla Ben Gurion University del Negev, continua a marciare e ad ogni suo compleanno percorre i km corrispondenti alla sua età. Quest’anno ha coperto la distanza di 76 km, combattendo un altro nemico: il cancro. “La sua vita è stata un’infinita sequenza di chilometri, quasi un Forrest Gamp che ha attraversato il XX secolo lasciando un segno ad ogni passo”.

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